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martedì 5 marzo 2019

Sara, Segretaria Nostalgia

Oggi vi vogliamo presentare Sara Ghilardi, da un paio di mesi in Segreteria al Nostalgia Club. Quanti di voi sono passati nelle ultime settimane a rinnovare la tessera, o anche semplicemente a fare un giro tra auto e moto del Museo, avranno certamente apprezzato la sua gentilezza (e le caramelle, onnipresenti sulla scrivania per addolcire la giornata di quanti fanno tappa al Club).


Sara frequenta da anni il Nostalgia e ha un debole per gli auto-raduni, in particolar modo a Livigno. Di Angone, è cresciuta con l'amore per i veicoli storici, partendo proprio da quelli che collezionava il padre quando lei era piccola. "Alcuni dei ricordi più belli sono le gite di famiglia, la domenica; quell'andare anche solo al lago o a prendersi un gelato al bordo del mitico Maggiolone era un momento di condivisione che ci avvicinava tutti."


Dal padre (Fiorino), la passione per le auto d'epoca è stata passata anche al marito, in particolare grazie al 127; anche se, da quando Sara è in ufficio al Nostalgia, è il rapporto padre-figlia ad essersi ulteriormente rafforzato. Pensiamo sia anche questo un bel modo di vivere il club e quindi non possiamo che rinnovare l'invito a passare in sede, anche solo per scoprire le novità a calendario quest'anno, ammirare le splendide vetture oppure semplicemente ritagliarsi un attimo e raccontare i propri ricordi di un tempo che fu ad una persona che sa ascoltare!


venerdì 30 marzo 2018

Storie di auto: la Fiat 850 Coupé


Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una bellissima mail: la storia di un'auto che da anni ci tiene compagnia al Museo Nostalgia Club, raccontata direttamente da un suo precedente proprietario! Eccola:


Della “mia” Fiat 850 Coupé, venduta nel gennaio 2000, qualche anno dopo venni a sapere dall’allora acquirente (con il quale sono attualmente in contatto), che a sua volta l’aveva veduta ad un non meglio precisato museo della provincia di Brescia; si ripromise di darmi altre informazioni ma poi la cosa non ebbe seguito.

Mi chiamo Andrea Zanovello, sono nato a Venezia 55 anni fa e sin da piccolo ho avuto la passione per le auto nonostante vivessi tra le barche e in casa l’unico “mezzo” di trasporto fosse la gondola di mio padre. Non senza fatica, a 19 anni ho conseguito la patente di guida ed iniziato a scorazzare con una scassatissima Fiat 500 F, regalatami da una zia. Il sogno però era quello di riuscire un giorno a correre un rally; venne esaudito nell’ottobre del 1985, quando debuttai in quel magico mondo finendo in un fosso con una Fiat 127 che avevo affittato. La “carriera” continuò, tra pause e riprese, fino al 1995: anno in cui dalle auto moderne passai alle storiche.

Tra le tante, ragionate, pazzie della mia vita ci fu proprio in quell’anno l’acquisto della mia prima storica: una Fiat 850 Coupé del 1967, una delle ultime costruite prima dell’evoluzione alla Sport Coupé col motore 903 cc. La targa attuale, Vicenza, è di seconda immatricolazione, a seguito cambio provincia: la prima, infatti, era Torino, in quanto vettura acquistata all’origine da un dipendente Fiat, che la vendette dopo breve tempo ad un acquirente del Veneto.

Adulato dall’ex proprietario, che pareva mi stesse cedendo una delle cose più preziose mai possedute, tornai a casa felice e contento… ma non troppo, viste le grattate del cambio che proprio perfetto non era. Avevo conosciuto il proprietario l’anno prima ad un raduno di Fiat 500 e tra una chiacchiera e l’altra mi aveva detto che era in possesso anche di quella vettura e che la voleva appunto vendere. La pagai un milione e seicentomila lire, compresi quattro cerchi Cromodora e due fari supplementari Carello Sirio.


Già nel tratto di autostrada verso casa mi dovetti fermare a causa dell’ebollizione di quello che doveva esser il liquido refrigerante, ma che aveva più l’aspetto di minestrone. Arrivato all’officina di un conoscente di Padova la lasciai lì per un primo tagliando. Tra una riparazione ed un’applicazione di stucco, la mettevo in moto periodicamente per farci il classico giretto di breve raggio, ma anche mi avventurai, nell’ottobre di quell’anno, fino a Piacenza, dove incontrai altri appassionati giunti da mezza Italia per iniziare ad animare il nascente Registro Fiat 850 Coupé, fondato da un appassionato torinese. La utilizzavo però di rado visto che, subito dopo, presi un’Autobianchi A112 Abarth 58hp che letteralmente mi fece innamorare e con la quale iniziai a frequentare il mondo della regolarità, togliendomi anche qualche soddisfazione; alla lunga però mi mancava sempre più l’emozione che ti danno le gare di velocità e, da una frase del mio navigatore, si aprì un nuovo mondo per la 850: “Smettiamola con la regolarità e andiamo a far rally con la 850”.


Detto, fatto. In pochi mesi venne allestita secondo i regolamenti, vennero cambiati i fondi, sistemate alcune generose fioriture di ruggine, riverniciata “alla buona” e ad inizio stagione 1999 diventò una “macchina da corsa”. O meglio: ero io a vederla così, dato che il motore non venne nemmeno toccato e l’unica modifica, oltre a quattro buoni ammortizzatori, fu la sostituzione del cambio con quello del pulmino 900T che aveva la coppia conica più corta. Reperii il cambio presso l’officina di un amico di un mio zio, il quale seguì la trattativa riuscendo a combinare il tutto con sei bottiglie di vino. Il cambio venne quindi montato (ovviamente senza alcuna revisione) a scatola chiusa e devo dire che fui fortunato visto che funzionava bene.

Il 25 aprile dello stesso anno avvenne il debutto in una specie di formula rally che in quel periodo era molto in voga nella mia zona. L’esito fu positivo e una ventina di giorni più tardi ci fu l’esordio in un rally storico: il Rally delle Prealpi Orobiche. Emozionati, naviga al debutto e io che nonostante le precedenti esperienze affrontavo un rally con la “mia” macchina, prendemmo una “suonata” da un avversario che correva con una vettura simile, ma il riscatto avvenne il mese dopo al Trofeo Bettega di Verona, dove in una prova riuscimmo ad esser più veloci di lui, anche se di un solo secondo, che per me valeva come una vittoria. A fine stagione furono quattro i rally corsi, altrettanti formula rally e mi cimentai anche in una cronoscalata, quella dell’Alpe del Nevegal a Belluno.


Nonostante le positive esperienze e l’assenza di problemi decisi però di vendere l’auto, per passare ad una Fiat 128 Rally, e non fu difficile trovare l’acquirente: un appassionato di Castelfranco Veneto che la tenne per alcuni anni, utilizzandola pochissimo.

Mi considero un vero appassionato di auto storiche, anche se nel mio garage ne sono passate poche e tutte di modesta entità, e a conferma di quanto racconto, mi piace comunque sapere che quelle che non ho più siano ancora “vive” e in buone mani; spesso mi riprometto di andare a trovare gli attuali proprietari per rivederle.

Fu il web a farmi notare qualcosa di familiare quando riconobbi la “mia” 850 tra altre vetture del Museo Nostalgia Club e grazie anche ai social network ho avuto modo di prender contatto e ritrovarmi a raccontare questa breve storia della mia prima, mai dimenticata, auto storica che mi fece provare una nuova emozione rivedendola in buona compagnia al Nostalgia Club: ora devo attuare uno di quei buoni propositi ed un giorno non remoto, metterne in moto una delle attuali e puntare in direzione Breno, per andare a rivederla dopo quasi vent’anni!


Andrea Zanovello

lunedì 30 ottobre 2017

L'avvocato risponde: Multe e autovelox: quali novità?

Recentemente si sono registrate importanti novità in materia di multe e autovelox, tematica su cui si dibatte da tempo. In particolar modo è interessante vedere come si sono espresse la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale.


Negli ultimi giorni la Corte di Cassazione ha assunto una posizione molto netta con un'ordinanza relativa alle multe per autovelox su rettilinei situati fuori dai centri cittadini, cioè sulle strade classificabili come “extraurbane secondarie”. La Corte ha sostenuto che in questi casi non basta l’ordinanza prefettizia ad autorizzare la contravvenzione senza la contestazione immediata: affinché il verbale sia valido, esso deve indicare le ragioni per cui non si è potuto fermare l’automobilista, dandogli la possibilità di difendersi; tali ragioni, peraltro, non possono sinteticamente liquidarsi con il semplice fatto che l’apparecchio consente la determinazione dell’illecito soltanto in un momento successivo al passaggio del mezzo.    

Quanto alla taratura degli apparecchi si è espressa anche la Corte Costituzionale, imponendo due anni fa, a tutte le pattuglie di polizia e alle altre autorità che utilizzano misuratori elettronici di velocità, di sottoporre gli apparecchi a preventiva taratura. Quest'ultima può essere effettuata da ditte private, ma va certificata con un documento che deve essere conservato presso le autorità ed esibito al cittadino qualora lo richieda. La Corte ha infatti sottolineato come non sia ragionevole pensare che uno strumento elettronico per il controllo della velocità possa essere utilizzato a distanza di anni senza alcun controllo tecnico di conformità. Tutto ciò sulla base del principio per cui, se è vero che anche la più piccola bilancia del mercato rionale deve essere, di tanto in tanto, tarata per misurare correttamente il peso della frutta e della verdura, ciò vale a maggior ragione per strumenti di precisione come gli autovelox.

Avv. Giovanna Richini
Consulente legale presso il Nostalgia Club 

domenica 30 luglio 2017

L'avvocato risponde: "Le cinture di sicurezza per le auto storiche sono obbligatorie?"

Recentemente si è tornati a parlare dell’obbligo di allacciare le cinture di sicurezza in auto, tema di fondamentale importanza sia dal punto di vista legale che per la salvaguardia della sicurezza di automobilista e passeggeri.


L’obbligo per il conducente di guidare con la cintura di sicurezza allacciata è imposto dal 1976, mentre dal 2006 la stessa norma vale anche per ogni passeggero nell’auto. Il punto di riferimento sul tema è l'articolo 127 del Codice della Strada – al quale si rimanda per i dettagli - che disciplina l'uso delle cinture di sicurezza (e dei sistemi di ritenuta), affermando che il conducente e i passeggeri “hanno l'obbligo di utilizzarle in qualsiasi senso di marcia” e prevedendo, contestualmente, sanzioni per i trasgressori.

Le leggi cui si è fatto riferimento parlano chiaro, ma le auto storiche appartengono ad una categoria leggermente diversa. Si tratta infatti di auto studiate e messe in circolazione in un periodo in cui non vigevano gli obblighi visti sopra, ragion per cui il Codice della Strada ne deve tenere conto (la legge, generalmente, non è retroattiva). Quindi, per gli automobilisti di auto d’epoca e auto storiche, il discorso è un po’ più articolato:

  • sono esenti dall’obbligo delle cinture di sicurezza le auto d’epoca immatricolate prima del 1976;
  • in teoria, sono altresì esonerate le auto d’epoca prive fin dalla prima omologazione degli appositi attacchi nella carrozzeria.

Proprio sul secondo punto – le auto prive di attacchi – vale la pena soffermarsi nel dettaglio. Negli anni Settanta una legge comunitaria ha infatti imposto l’obbligo di montare gli appositi attacchi anche alle vetture d’epoca, ma soltanto a quelle omologate dal 1978 in avanti; negli anni 2000 inoltre, tale obbligo è stato esteso anche alle auto immatricolate a partire dal 1976.

Quindi ad oggi, l’unica categoria che rimane a tutti gli effetti esente dall’obbligo di montare e di tenere allacciate le cinture di sicurezza è quella delle vetture immatricolate prima del 1976: per queste vetture la scelta finale di apporre o meno delle modifiche è a discrezione del buon senso dell’autista. Quanto alle vetture d’epoca che prevedono gli attacchi predisposti, è invece obbligatorio allacciare le cinture di sicurezza.


Avv. Giovanna Richini
Consulente legale presso il Nostalgia Club

lunedì 24 aprile 2017

L'avvocato risponde: "Viaggiare in auto con animali domestici: cosa rischio?"

Con l’avvicinarsi della bella stagione sorgono spontanei i dubbi circa la possibilità di trasportare animali durante gli spostamenti in macchina. Il trasporto degli animali in auto è contemplato dal Codice della Strada e prevede alcune regole al fine di salvaguardare la sicurezza di conducente e passeggeri (anche delle altre vetture), la massima concentrazione alla guida e l’incolumità dell’animale stesso.


La guida con animali a bordo è disciplinata dall'art. 169 del Codice della Strada, dedicato al trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore, da cui si evince che:
·         si possono trasportare in auto soltanto animali domestici;
·         si può viaggiare con più animali contemporaneamente, a patto che siano in una apposita gabbia o trasportino, oppure si trovino nel vano posteriore dell'auto diviso da rete o divisorio (nel caso di rete o divisorio permanenti, il dispositivo deve essere autorizzato dalla direzione generale della Motorizzazione Civile);
·         si può viaggiare con al massimo un solo animale domestico se non provvisto di gabbia o se non viaggia nel vano posteriore diviso dalla rete, sempre assicurandosi che non sia di intralcio alla guida;
·         non si può viaggiare con animali liberi di circolare in auto senza sistemi di ritenzione (come ad esempio un guinzaglio appositamente legato).

Le sanzioni per chi non seguisse queste disposizioni vanno dagli 84 ai 335 euro di multa, cui si aggiunge la detrazione di un punto dalla patente. Per fugare ogni dubbio, riportiamo di seguito l’articolo 169, comma 6 del Codice della Strada:

“Sui veicoli diversi da quelli autorizzati a norma dell'art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, è vietato il trasporto di animali domestici in numero superiore a uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida. È consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C.”

Avv. Giovanna Richini
Consulente legale presso il Nostalgia Club